This is the cauldron of my lucubrations... *loading* visite.
Me
Sakkaku nasce nell' emisfero australe in un giorno dispari (e primo),in un mese dispari (e primo), in un anno palindromo (dispari e primo, logicamente). Animo precocemente precoce, ha sempre avuto un'attrazione per tutto ciò che concerne la sfera dell'irrazionale, dell'ignoto; in particolare attorno ai 13 anni i suoi interessi iniziarono a definirsi ulteriormente come reazione di fronte all'ipocrisia e alla volgarità del mondo:e allora eccola abbracciare il Decadentismo, una volta letti il Ritratto di Dorian Gray di Wilde e i Fiori del male di Baudelaire.Contemporaneamente si addentrava più approfonditamente nel campo della psicanalisi, si cimentava nello studio dell'antropologia (con riguardo specifico per la stregoneria nell'Europa occidentale), conosceva e si appassionava al gothic metal,e,sostanzialmente,coltivava il lato "oscuro" del suo animo. A partire da quel momento i suoi gusti divennero sempre più selettivi, pur rimanendo pressochè gli stessi,così come le sue numerose velleità(...)
When my time comes
Forget the wrong that I've done
Help me leave behind some
Reasons to be missed
And don't resent me
And when you're feeling empty
Keep me in your memory
Leave out all the rest
Leave out all the rest Leave out all the rest - Linkin Park
PUOI
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La giornata di ieri ha avuto molti risvolti positivi:
- ho potuto scoprire cose interessantissime sulla dinastia Qin, la dinastia Han e la dinastia Tang; sono venuta a conoscenza del daoismo, ho osservato statuette cinesi interessantissime che raffiguravano personaggi di corte, starnieri, danzatrici, re guardiani dalle espressioni fortemente caricaturali, splendidi gioielli, buddha e bodhisattva giganteschi di pietra, draghi, demoni protettori delle tombe e molto altro.
-ho finalmente acquistato le bellissime All Stars Heart che volevo da quest'estate per inaugurare un look vagamente scene-queen.
-ho mangiato tre piadine. Anzi, due e mezza. Una al prosciutto cotto, lattuga (o rucola?), pomodoro, mozzarella, l'altra al miele con noci (ve la sconsiglio), l'ultima (pre-concerto...) ai quattro formaggi, che poi ho abbandonato su un tavolino del pub.
Di MARTINA CORGNATI
"Sembra che quelle vorticose effusioni di luce e colore, quei prismi scintillanti che improvvisamente deflagrano e si irradiano dappertutto nello spazio della tela, gli siano stati suggeriti dall'esperienza del volo, la sua prima passione bruscamente interrotta nel 1945: quando, alla guida del suo aereo militare, costretto a un atterraggio di fortuna, si ferisce gravemente e resta diversi mesi in un letto d'ospedale. E' in questo periodo cruciale che Sam Francis (nato nel 1923 e morto nel 1994 in California) incomincia a dipingere, traducendo l'esperienza vertiginosa dello spazio in getti, schizzi e macchie colorate. In pochi anni il suo linguaggio è diventato assolutamente forte e personale: la prima antologica importante, allestita nel '55 alla Kunsthalle di Berna, lo consacra come l'ultimo degli espressionisti astratti, l'artista che ha profuso tutti i toni dell' arcobaleno sul solido ceppo dell'action painting, i cui protaqgonisti, da Pollock a Motherwell a de Kooning, sono in fondo tutti poco sensibili al colore. Invece [...] per Sam Francis il colore resterà sempre al centro di un'avventura creativa originale ma non autarchica e, anzi, aperta al confronto e alle suggestioni di altri artisti o scuole: soprattutto quelle europee, che i compagni di strada americani volevano cancellare in nome di uno stile <<completamente>> made in Usa. Sam Francis invece, ama l'impressionismo, che ispira le fittissime trame di segni e gli accordi <<timbrici>> prevalenti negli anni '50, trascorsi quasi tutti a Parigi; ama la filosofia zen, che seduce un'intera generazione di intellettuali sulle due rive dell'Atlantico, e che, nel suo caso, è all'origine dei <<bianchi>> dipinti dal '63 in poi: opere in cui le gocce di colore dense e pesanti sembrano galleggiare come stelle sospese nell'immensità del vuoto cosmico. [...]"
(tratto da la Repubblica, domenica 5 ottobre 2008)
Sam Francis - "Il profumo delle stelle Opere scelte,1956-1991"
21 settembre – 10 novembre 2008
tutti i giorni 9.30 -12.30 / 15.30-19.30
domenica su appuntamento
Galleria Repetto - Via Amendola 21/23, 15011 Acqui Terme (AL) IT
tel/fax +39 0144 325318
Miti, allegorie e simbolismi plastici da Bistolfi a Martinazzi
a cura di Armando Audoli
<<IL FILO CONDUTTORE della mostra è il simbolismo. O, meglio, i simbolismi. Per capirci: il Simbolismo - inteso come fenomeno storico-artistico di derivazione europea, portato avanti dalla scultura “letteraria” di Bistolfi - è soltanto lo spunto del nostro ragionamento critico. Ne è il punto di partenza. Così, a cominciare dal primo decennio del secolo scorso, ossia dall’epoca della piena maturità di Bistolfi e della copiosa fioritura dei suoi discepoli eccellenti, il raggio della nostra ricerca si allarga ai nuovi fermenti del linguaggio plastico simbolista e alle differenti maniere attraverso le quali questo è stato tradotto, nei decenni successivi, dagli artisti da noi presi in esame. Artisti ai quali è toccato in sorte il pesante fardello di raccogliere il testimone della Torino primonovecentesca, vera capitale europea della scultura moderna. Il simbolismo, a prescindere dall’epoca e dal medium che lo esprime, ha delle caratteristiche costanti, ricorrenti: è arcaico e moderno insieme. Ha qualcosa di sofisticatamente primordiale ed è senza tempo. Esso è libero e va a scavare - con la sua visionaria iconografia “psicanalitica” - nelle profondità abissali dell’uomo, dove le ombre più nere attendono i lampi della sua intuitiva forza illuminatrice. I simbolisti non parlano: cantano.
E incantano.
Chimere, dunque. Sogni e incubi, vertigini e deliri. Visioni. Si passerà, allora, dalla molle vaghezza delle ninfe art nouveau (un po’ fanciulle, un po’ vegetali) alla grazia guizzante delle sirene incantatrici, tipiche dello stesso frangente estetico; ci si muoverà dall’eterea volatilità delle donne-libellula all’ipnotica tensione animale delle sfingi divoratrici; si potrà curiosare nelle ore svagate del pomeriggio di un fauni o sfidare lo sguardo tremendo di Medusa, per poi tornare a scherzare con una naiade dalla scivolosa ambiguità seduttrice. La mitologia pagana, ovviamente, sarà il motivo dominante dei soggetti presentati in mostra. Ma anche in questo caso, spesso, con singolari slittamenti verso varianti allegoriche o accezioni simboliche meno “ortodosse”. Parleremo, per esempio, del simbolismo “alpestre” del monumento a Segantini di Leonardo Bistolfi (1906), folgorante allegoria della Bellezza liberata dalla Materia, presentata anche nell’interpretazione variata di due straordinari allievi e collaboratori dello scultore-poeta: il molisano Arturo Stagliano e l’argentino César Santiano. E toccheremo interessanti incroci artistici e culturali, come l’incontro tutto torinese - proprio a ridosso della Grande Guerra fra cinema e scultura, culminato nella produzione de Ilfauno (film dalle stremate atmosfere simboliste, scritto, diretto e interpretato da Febo Mari nel 1917) e suggellato dall’identificazione della diva del muto quale estrema incarnazione del fatale magnetismo delle sfingi fin de siècle. Incontreremo, avvicinandoci alla contemporaneità, le naiadi favolose di Adriano Alloati, una materna Niobeasiatica e un Narciso incantato di Roberto Terracini; sfioreremo i satiri tortuosi di Piero Cerato e approderemo infine — alla moderna mitopoiesi di Bruno Martinazzi. In un percorso pieno di fascini e mistero, balenante di maliose suggestioni. Chimerico, in una parola. Un percorso poetico e scientifico a un tempo, per illustrare la complessa evoluzione del linguaggio simbolista nella scultura torinese del Novecento, da Bistolfi a Martinazzi.>>