Una scena di Bijo ga yajuu ,
di Tomo Matsumoto.
La
storia di per se è semplice (per non dire ordinaria): una ragazza di nome
Eimi Yamashita, dovendosi i suoi genitori trasferirsi per lavoro in un'altra città, sceglie di iscriversi in un collegio privato ; appena arrivata ha modo di scoprire le leggi segrete che vigono nell'istituto, in particolare l'usanza da parte delle studentesse del dormitorio femminile di affidare alla nuova convittrice una difficile missione a scopo "iniziatico" : ad Eimi toccherebbe intrufolarsi nel dormitorio maschile e rubare le targhette appese alla porta della camera di due dei ragazzi della scuola; qualora rifiutasse la prova, perderebbe l'onore e la considerazione, qualora fallisse, l'espulsione sarebbe immediata. Eimi naturalmente accetta, non immaginando che le sue due bizzarre compagne di stanza hanno progettato di spedirla di fronte alla camera del ragazzo più bello e pericoloso del collegio,
Wanabuchi (...) e che a causa di un imprevisto sarebbe finita in trappola nella sua stanza, da sola quindi con la
bestia...
Questo è l'attacco, che effettivamente, con i disegni frizzanti delle tavole, la scorrevolezza della sceneggiatura e la sua innegabile carica di umorismo sapientemente alternata ai momenti di tensione, risulta accattivante, eccitante, esilarante per un fumetto che, tutto sommato, rientra chiaramente entro le coordinate tipiche (o stereotipiche...) del shoujo-manga. Sin dall'inizio quindi il lettore (sarebbe meglio dire la lettrice, ma non voglio fare discriminazioni... xP) si sente spronato/a a proseguire con la lettura per conoscere gli sviluppi della vicenda, prospettandosi un'intensificazione di quelle situazioni che riescono a rendere originale anche una storia farcita di
cliché come questa (...).
Peccato però che l'autrice pecchi di frettolosità: invece di conferire alla storia i tempi giusti che servono a mantenere il fiato sospeso, dosando pertanto con attenzione l'inserimento di certe scene, accelera troppo l'andamento del rapporto fra i due personaggi principali, Eimi e Wanachin, depotenziando la figura di quest'ultimo, dove avrebbe dovuto persistere a mostrarne solo l'aspetto tenebroso e "criminale". Rompe quindi troppo velocemente una "tensione" che è all'inizio l'ingrediente più felice di
Beauty is the beast : subito infatti i personaggi s'intendono, subito stringono amicizia, subito il terribile Wanachin esce dal guscio e rivela il suo carattere positivo al lettore (e alla protagonista).
La storia, nonostante ciò, non scade nella banalità come ci si aspetterebbe: anzi sono proprio i suoi continui squarci sulla quotidianità a renderla saporita.
L'
originalità di Mitsumoto sta nella capacità di sfaccettare i suoi personaggi e corredarli di caratteristiche piuttosto insolite o divertenti e background che non passano inosservati: la protagonista Eimi Yamashita, ad esempio, è dotata di tratti spiccatamente animaleschi - mangia in continuazione, è agile come un felino, scavalca cancelli dall'altezza impossibile per chiunque, si atteggia lei stessa a volte come una simpatica mascotte-, che non danneggiano la sua graziosità; la compagna di stanza invece,che è una disegnatrice, è fissata con i corpi umani - è sempre lì ad osservare ogni centimetro quadrato di chiunque, maschio o femmina non importa -; l'amica Suzu ha una strana e morbosa passione per gli indumenti intimi femminili fatti di pizzo; la sorella minore è convinta che le relazioni amorose nella vita reale seguano lo schema di quelle lette nei shoujo-manga - pertanto ha una collezione enorme di fumetti per ragazze che usa constantemente come manuali d'amore...-; il protagonista Wanabuchi infine ha passato gran parte della sua infanzia in Messico .
Quanto allo
stile, mi pare che i richiami a
Masami Tsuda siano alquanto espliciti, anche se il tratto di Matsumoto Tomo non sembra aver raggiunto la maturità dell'autrice di
Karekano, pur potendo a volte reggere il confronto, se non superare il "modello" (se come penso, a lei si ispira...).
Alcuni sostengono che il tratto sia un po' troppo schematico, soprattutto per i profili (con il disegno di nasi "a triangolo" per esempio); io invece ritengo che sia da raffinare solo nelle rappresentazioni frontali dei visi, e che proprio nella raffigurazione dei volti a tre quarti o di profilo, l'autrice riesca a dare il meglio di sè, in particolar modo con i personaggi maschili.
Qui, Wanabuchi, il protagonista.
Altra immagine tratta dal manga: Wanabuchi e Sawaguchi.
continua...