This is the cauldron of my lucubrations...
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Sakkaku nasce nell' emisfero australe in un giorno dispari (e primo),in un mese dispari (e primo), in un anno palindromo (dispari e primo, logicamente). Animo precocemente precoce, ha sempre avuto un'attrazione per tutto ciò che concerne la sfera dell'irrazionale, dell'ignoto; in particolare attorno ai 13 anni i suoi interessi iniziarono a definirsi ulteriormente come reazione di fronte all'ipocrisia e alla volgarità del mondo:e allora eccola abbracciare il Decadentismo, una volta letti il Ritratto di Dorian Gray di Wilde e i Fiori del male di Baudelaire.Contemporaneamente si addentrava più approfonditamente nel campo della psicanalisi, si cimentava nello studio dell'antropologia (con riguardo specifico per la stregoneria nell'Europa occidentale), conosceva e si appassionava al gothic metal,e,sostanzialmente,coltivava il lato "oscuro" del suo animo. A partire da quel momento i suoi gusti divennero sempre più selettivi, pur rimanendo pressochè gli stessi,così come le sue numerose velleità(...)



When my time comes
Forget the wrong that I've done
Help me leave behind some
Reasons to be missed
And don't resent me
And when you're feeling empty
Keep me in your memory
Leave out all the rest
Leave out all the rest
Leave out all the rest - Linkin Park
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A Decadent Soul


venerdì, 13 giugno 2008
The Tarot Cafè
sakkaku forgets the wrong at 16:43 «

Devo ammettere che ho sempre avuto dei pregiudizi nei confronti dei fumetti coreani (i manhwa): non mi piacevano i disegni - che ho sempre reputato un fiacco tentativo di imitazione dello stile manga -, non mi piacevano le storie - nella mia ristretta mentalità da otaku-only-pro-manga-&-Japan i manhwa trattavano solo di barbari guerrieri alla Bersek e cose simili-, non approvavo l'eccessivo costo dei volumetti, il cui prezzo alla lunga è capace di dissanguare ogni buon otaku che abbia esigenze alternative all'acquisto dei fumetti. Eppure l'altro giorno, svolazzando in fumetteria di manga in manga, ecco che mi balza agli occhi una perla rara, The Tarot Cafè.
Non mi ero neanche accorta che non era un manga (!), tanto la bellezza delle tavole aveva calamitato il mio interesse. Davvero intrigante. Quasi 200 pagine di disegni finissimi, incantevoli, immersi in un'atmosfera fiabesca e onirica. Un cocktail di magia, sentimento, fantasy e yaoi che, pur con i suoi difettucci (la storia di per sè, anche se particolare, non brilla per originalità e si configura piuttosto come una giustapposizione di vicende che ruotano attorno ad una storia principale, quella della protagonista, che viene svelata a poco a poco), non lascia indifferenti e insinua la voglia di proseguire con il racconto, oltre che di rimirarne in continuazione i disegni...
The Tarot Cafè viene iniziato nel 2002, pubblicato in Corea nel 2003 dalla SIGONGSA e per ora è composto di 5 volumi in prosecuzione. L'autrice è Park Sang Sun, nata il 9 agosto del 1974 e laureata in Visual Design; operosa sin dal 1994, ha realizzato Illusion, The Broken Toy, Requiem of spirit, Lost wings e Les Bijoux. L'edizione italiana costa la bellezza di € 5,90.

A Londra (perchè lì sembra essere ambientata la storia) esiste un locale molto diverso dagli altri:  il Tarot Cafè; una  caffetteria apparentemente normale, la cui titolare è però una bellissima ragazza di nome Pamela, che ha un dono particolare, che essa stessa definisce una "maledizione divina": la capacità di scorgere l'istante in cui spazio e tempo s'incrociano, di sondare l'animo delle persone con un solo sguardo, scavare nel loro passato, prevederne il futuro. Ed è proprio per questa virtù chiaroveggente, coadiuvata dall'uso dei tarocchi, che il suo cafè è sempre frequentato  e non sempre da gente normale... Infatti dopo la mezzanotte, l'ora di chiusura, clienti sovrannaturali si recano da Pamela per domandarle consiglio, chiedere del proprio futuro attraverso la lettura delle carte, narrare la loro, molto spesso, tragica storia. Sono gatti realizza sogni, vampiri, fate, alchimisti, lupi mannari...Creature dalle sembianze umane, che vivono in mezzo agli uomini "come esistenze irreali che si confondono in questo mondo" e la cui vera essenza si palesa solo attraverso il racconto allorchè viene mostrata una carta specifica. In cambio del servizio e dell'aiuto ricevuto, ogni volta questi esseri bizzarri (e a volte fatalmente affascinanti) danno a Pamela una misteriosa perla...
Come ho già accennato prima, le storie di per sè hanno il tratto del dejà-vu, del cliché (vicende come quella del gatto realizza sogni o del vampiro si vedono un po' ovunque, in altri manga - Tokyo Mew Mew- , in altri contesti - fantasy della Meyer? La sirenetta di Andersen?- , per non parlare di quella della protagonista, da bambina salvata da un branco di lupi famelici da un uomo bellissimo - non riecheggia forse da vicino la storia di Rin e Sesshoumaru della Takahashi??- e non  stupisce affatto (...) Ciò che lascia sbalorditi, anzi, letteralmente a bocca aperta, è la cura  estrema per il disegno, per i dettagli, esasperata fino al raggiungimento della perfezione delle tavole, alcune delle quali sono a dir poco sublimate in piccoli quadri, cosa che non ho mai visto sinora in nessun fumetto, eccetto Cesare Borgia. La disposizione delle varie vignette nelle pagine è molto semplice per trattarsi di un "shojo", e rende quindi la lettura scorrevole e piacevole anche a chi non è abituato alla complessità di questo genere.
I personaggi sono insoliti, particolarissimi: la Park Sang Sun sembra avere una predilezione per la caratterizzazione androgina dei protagonisti maschili (a volte eccessivamente femminilizzati), come la Ryoko Ikeda, d'altronde, laddove le donne appaiono quasi come delle bambole di porcellana. Mi ha colpito visivamente Pamela, la protagonista principale, che ha un look molto simile a quello delle "sfingi fin de siècle" o, se volete, molto anni '20. Inoltre anche l'abbigliamento è ricercatissimo, un po' "strano" per gli uomini(...). Delude leggermente qualche sbavatura qua e là nei disegni dei corpi che non sempre rispettano le proporzioni reali (ma forse è voluto dall'autrice, che preferisce concentrarsi sui visi), nella sceneggiatura (piuttosto prevedibile quello che accadrà), nei riferimenti storico-culturali (ma è bene ricordare che si tratta di un'opera di fantasia!).
Anche se The Tarot Cafè rappresenta un mondo da fiaba, credo sia un'opera indirizzata ad un pubblico piuttosto maturo: il manhwa ha un forte sottofondo erotico, con vaghe, ma continue allusioni al fetish, al sadismo, all'amore omosessuale, se non pederastico, e presuppone una conoscenza degli yaoi per essere apprezzato a fondo...Viene da pensare che spesso le storie siano solo un pretesto per proporre uno yaoi sotto un vario genere...

Soprattutto per queste ultime considerazioni, anche se l'impatto con l'opera è stato positivo, complessivamente il mio giudizio è altalenante: tutta l'opera mi ha lasciato un grosso punto interrogativo, una sospensione di giudizio, per cui preferisco dare fiducia all'autrice nei prossimi numeri.

Fonte informazioni sull'autrice: www.shoujo-love.net/tarot_cafe/



 
















 

 

 



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