This is the cauldron of my lucubrations... *loading* visite.
Me
Sakkaku nasce nell' emisfero australe in un giorno dispari (e primo),in un mese dispari (e primo), in un anno palindromo (dispari e primo, logicamente). Animo precocemente precoce, ha sempre avuto un'attrazione per tutto ciò che concerne la sfera dell'irrazionale, dell'ignoto; in particolare attorno ai 13 anni i suoi interessi iniziarono a definirsi ulteriormente come reazione di fronte all'ipocrisia e alla volgarità del mondo:e allora eccola abbracciare il Decadentismo, una volta letti il Ritratto di Dorian Gray di Wilde e i Fiori del male di Baudelaire.Contemporaneamente si addentrava più approfonditamente nel campo della psicanalisi, si cimentava nello studio dell'antropologia (con riguardo specifico per la stregoneria nell'Europa occidentale), conosceva e si appassionava al gothic metal,e,sostanzialmente,coltivava il lato "oscuro" del suo animo. A partire da quel momento i suoi gusti divennero sempre più selettivi, pur rimanendo pressochè gli stessi,così come le sue numerose velleità(...)
When my time comes
Forget the wrong that I've done
Help me leave behind some
Reasons to be missed
And don't resent me
And when you're feeling empty
Keep me in your memory
Leave out all the rest
Leave out all the rest Leave out all the rest - Linkin Park
PUOI
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Le mie condizioni di possibilità della conoscenza sono completamente azzerate. La mia ragione non aspira minimamente alla conoscenza della totalità, all'infinito. In questo preciso istante in me agiscono solo le intuizioni sensibili, in maniera disordinata e confusa...
Mi piace osservare la gente su internet: su Facebook, su Splinder, su Msn... Vederla agire o stare inerte dal mio punto di vista, un punto di vista privilegiato, sub specie aeternitatis, come il Deus sive natura che contempla la sua stessa sostanza, autonoma, necessaria, razionale, come se stessi contemplando un estensione di me che è estensione della natura, estensione di Dio... Si vede che stavo studiando Spinoza, vero? xD Ultimamente non riesco a smettere di postare. Ritornando al discorso precedente, sì, adoro la theorìa, la contemplazione, l'osservazione della realtà... Spectare, intueri, perspicere... L'atto visivo è così esaltante!! Tornerò su questo discorso in un altro momento. Adesso sto iniziando a sentirmi un po' voyerista xD
Osservate questi due ideogrammi: assieme formano la parola sakkaku. Sakkaku in giapponese significa illusione ottica, allucinazione o più in generale illusione. In particolare è l'ideogramma destro a rimandare a questo concetto, in quanto ho riscontrato la sua presenza anche nella parola genkaku, di significato affine. Quello a sinistra invece mi pare sia riconducibile ad un kanji che vuol dire errore: è la stessa radice della parola sakugo (errore, per l'appunto).
Mi piace associare questo kanji alle "illusioni perdute" di Leopardi, all'illusione espressa da tanti autori antichi e moderni (Simonide, Solone, Pavese), al "velo di Maya" schopenhaueriano (rappresentazione, apparenza), alle illusioni dell'esistenza, fino all'illusione tragica dell'uomo dionisiaco, al senso di tragedia secondo Nietzsche (la tragedia è una sorta di illusione ricercata, consapevole, un' "incoscienza di coscienza" ).
Dopo queste elucubrazioni confortanti, per adesso, adieu!
"Quella che genera l'amor proprio è la ragione; quella che lo fortifica è la riflessione: essa ripiega l'uomo su se stesso; essa lo separa da tutto ciò che lo molesta e lo afflìgge. Quella che lo isola è la filosofia; per via di essa egli dice in segreto, al vedere un uomo che soffre: Muori, se vuoi, io sono al sicuro.
Non vi son più che i pericoli della società intera, che turbino il sonno tranquillo del filosofo e lo strappino al suo letto.
Si può impunemente sgozzare il suo simile sotto la sua finestra; egli non ha che a mettersi le mani sugli orecchi, e ragionare un po', per impedire alla natura, che si ribella in lui, di identificarsi con quello che viene assassinato. L'uomo selvaggio non ha questo mirabile talento; e, in mancanza di saggezza e di ragione, lo si vede sempre abbandonarsi storditamente al sentimento immediato dell'umanità. Nelle sommosse, nei conflitti in piazza, la plebaglia si accalca, l'uomo prudente si allontana; è la canaglia, son le donne del mercato a separare i combattenti, e ad impedire ai galantuomini di sgozzarsi reciprocamente."
(J.-J. Rousseau, Discorso sull’origine della diseguaglianza)
Sto forse imboccando serenamente la strada di un'amoralità razionale?
Sottotitolo: Come star male durante il weekend.
Occhiello: E in particolar modo la domenica.
"Similmente si sappia che dei desideri sono alcuni naturali, altri vani; e, dei naturali, necessari gli uni, solo naturali gli altri: dei necessari certi son necessari alla felicità, certi al bene stare del corpo, altri alla vita stessa.
Poiché un retta considerazione di essi sa riferire ogni scelta ed avversione alla salute del corpo ed alla tranquillità dell'anima; questo infatti è il fine della vita felice: e veramente per questo ogni cosa operiamo, per non soffrire e non esser perturbati. [...]Ed invero, di piacere abbiamo bisogno, quando soffriamo per l'assenza del piacere: quando non si soffre, il piacere più non si cerca. Perciò dichiariamo il piacere principio e fine della felicità [...] e da esso iniziamo ogni scelta ed ogni avversione, e ad esso ci rifacciamo, giudicando ogni bene alla norma del piacere e del dolore. [...] Ogni piacere adunque, per sua propria natura è bene; ma non però ognuno è da eleggersi; similmente ogni dolore, per sua natura è male, non però ogni dolore è sempre da fuggirsi. A misura ed a norma degli utili e dei danni, convien dunque giudicare piaceri e dolori: infatti a volte il bene è per noi un male, a volte il male è un bene. "
(Epicuro, Lettera a Meneceo, trad. it. di E. Bignone)
Quando imparerò finalmente che il vero piacere è assenza di dolore, che bisogna accettare solo i piaceri che procurano aponia ed atarassia, ovvero i piaceri positivi, stabili, catastematici e non i piaceri negativi, dinamici, cinetici che sono causa di agitazione e sofferenza per il corpo e per l'anima??
"Più ci pensavo e più le nostre idee, i nostri idoli, i nostri così detti santi costumi come le nostre visioni che passano per ineffabili mi sembravano prodotti né più né meno che dai moti della macchina umana, proprio come il vento delle narici o delle parti basse, il sudore e l'acqua salata delle lacrime, il sangue bianco dell'amore, la sporcizia e gli escrementi del corpo. Mi irritava che l'uomo sprecasse così la propria sostanza in costruzioni quasi sempre nefaste, parlasse di castità prima di aver smontato la macchina del sesso, disputasse del libero arbitrio invece di soppesare le mille oscure ragioni che vi fanno batter le ciglia se improvvisamente avvicino ai vostri occhi un bastone, o dell'inferno prima di aver interrogato più dappresso la morte."
(Marguerite Yourcenar, L'opera al nero, Universale Economica Feltrinelli, Pag.97-98)
Virgilio a Catone Uticense:
"Or ti piaccia gradir la sua venuta:
libertà va cercando, ch'è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta."
(Dante, Commedia, Purgatorio, I, 70-72)
Dio ad Adamo:
"Non ti diedi né volto, né luogo che ti sia proprio, né alcun dono che ti sia particolare, o Adamo, affinché il tuo volto, il tuo posto e i tuoi doni tu li voglia, li conquisti e li possieda da solo. La natura racchiude altra specie in leggi da me stabilite. Ma tu che non soggiaci ad alcun limite, col tuo proprio arbitrio al quale ti affidai, tu ti definisci da te stesso. Ti ho posto al centro del mondo affinché tu possa contemplare meglio ciò che esso contiene. Non ti ho fatto né celeste né terrestre, né mortale né immortale, affinché da te stesso, liberamente, in guisa di buon pittore o provetto scultore, tu plasmi la tua immagine."
(Pico della Mirandola, Oratio de hominis dignitate)
"Questa libertà, che si rivela nell'angoscia, può caratterizzarsi con l'esistenza di quel niente che si insinua tra i motivi e l'atto. Non già perché sono libero, il mio atto sfugge alla determinazione dei motivi, ma, al contrario, il carattere inefficiente dei motivi è condizione della mia libertà. E se si domanda qual'è questo niente che fonda la libertà, risponderemo che non si può dscriverlo perché non è, ma si può almeno indicarne il senso, in quanto questo niente è stato per l'essere umano nei suoi rapporti con se stesso. Corrisponde alla necessità per il motivo di non apparire come motivo altro che come correlazione di una coscienza "di" motivo. In una parola, poiché rimunciamo all'ipotesi dei contenuti di coscienza, dobbiamo riconoscere che non vi sono motivi "nella" coscienza ma solo "per" la coscienza. E per il fatto stesso che il motivo non può sorgere come apparizione, si costituisce da sé come inefficace."
(Sartre, L'essere e il nulla)
"L'estasi dello stato dionisiaco con il suo annientamento delle abituali barriere e confini dell'esistenza comprende infatti, nella sua durata, un elemento letargico in cui s'immerge tutto ciò che è stato vissuto personalmente nel passato. Così, per questo abisso dell'oblio, il mondo della realtà quotidiana e quello della realtà dionisiaca si distaccano. Non appena però quella realtà quotidiana riaffiora nella coscienza, essa, come tale, viene sentita con nausea; una disposizione ascetica, negatrice della volontà, è il frutto di quegli stati. In questo senso l'uomo dionisiaco è simile ad Amleto: entrambi una volta hanno gettato uno sguardo vero nell'esistenza delle cose, hanno conosciuto, e agire li nausea; poiché la loro azione non può cambiare niente nell'esistenza eterna delle cose, essi sentono come ridicolo o infame che venga loro richiesto di rimettere in sesto il mondo uscito fuori dai cardini. La conoscenza uccide l'agire, per agire si deve essere avvolti nell'illusione - questa è la dottrina di Amleto, non già quella saggezza a buon mercato di Hans il sognatore che non giunge all'azione per la troppa riflessione, quasi per un eccesso di possibilità; non è la riflessione, no! - è la vera conoscenza, è la visione dell'orribile verità, che prevale su ogni motivo incitante all'azione, così per Amleto come per l'uomo dionisiaco. Ora non c'è più consolazione che possa servire, l'anelito si svolge al di là di un mondo dopo la morte, al di là degli dei stessi, l'esistenza, insieme al suo splendido rispecchiamento negli dei o in un al di là immortale, viene negata. Nella coscienza di una verità, ormai contemplata, l'uomo adesso vede dappertutto soltanto orrore o l'assurdità dell'essere; ora comprende quel che vi è di simbolico nel destino di Ofelia, ora riconosce la saggezza del dio silvestre Sileno: prova ripugnanza. [...]"
(Nietzsche, La nascita della tragedia, § 7, edizione commentata a cura di Vincenzo Vitiello e Ettore Fagiuoli)