This is the cauldron of my lucubrations... *loading* visite.
Me
Sakkaku nasce nell' emisfero australe in un giorno dispari (e primo),in un mese dispari (e primo), in un anno palindromo (dispari e primo, logicamente). Animo precocemente precoce, ha sempre avuto un'attrazione per tutto ciò che concerne la sfera dell'irrazionale, dell'ignoto; in particolare attorno ai 13 anni i suoi interessi iniziarono a definirsi ulteriormente come reazione di fronte all'ipocrisia e alla volgarità del mondo:e allora eccola abbracciare il Decadentismo, una volta letti il Ritratto di Dorian Gray di Wilde e i Fiori del male di Baudelaire.Contemporaneamente si addentrava più approfonditamente nel campo della psicanalisi, si cimentava nello studio dell'antropologia (con riguardo specifico per la stregoneria nell'Europa occidentale), conosceva e si appassionava al gothic metal,e,sostanzialmente,coltivava il lato "oscuro" del suo animo. A partire da quel momento i suoi gusti divennero sempre più selettivi, pur rimanendo pressochè gli stessi,così come le sue numerose velleità(...)
When my time comes
Forget the wrong that I've done
Help me leave behind some
Reasons to be missed
And don't resent me
And when you're feeling empty
Keep me in your memory
Leave out all the rest
Leave out all the rest Leave out all the rest - Linkin Park
PUOI
- aggiungere/togliere i tag di splinder che ti sono/non sono uiliti dal codice base fornito
- modificare e/o aggiungere i menù alla colonna NON PUOI
- cancellare i crediti
- modificare, sostituire, togliere l'immagine
- modificare i codici e la struttura
"Al di là del mondo nel quale viviamo, in uno sfondo remoto, esiste ancora un altro mondo, che rispetto al primo sta nell'identico rapporto in cui la scena che talvolta vediamo a teatro si trova rispetto alla scena reale. Attraverso un velo sottile, ci pare di vedere un altro mondo di veli, più tenue e più etereo, d'una intensità diversa da quella del mondo reale. Molti uomini che compaiono corporeamente nel mondo reale non in questo hanno la loro dimora ma nell'altro. Eppure, allorché un uomo se ne allontana, allorché quasi svanisce dal mondo della realtà, ciò dipenderà da uno stato di malattia o di salute. Tale fu il caso di quell'uomo che, pur senza conoscerlo, una volta io conobbi. Non apparteneva al mondo reale, eppure molti erano i suoi legami con esso. Continuamente vi penetrava addentro, e sempre, quanto più vi si abbandonava, tanto più ne era fuori. E non era il Bene a tenervelo lontano, e neppure propriamente il Male; sotto ogni rispetto, contro di lui non potrei affermare tanto. Soffriva di una exacerbatio cerebri, per cui la realtà non riusciva a servirgli d'incitamento se non sporadicamente e a tratti. Non si sottraeva alla realtà. non era, infatti, troppo debole per sopportarla, anzi era troppo forte. Ma questa sua forza in fondo non era che malattia. Non appena la realtà aveva perduta ogni forza d’incitamento, egli si trovava disarmato: donde il suo male. Ed egli ne era consapevole nell’attimo stesso dell’incitamento, e appunto in questa consapevolezza consisteva il male. "
Non si dovrebbe mai sorridere nelle foto: il sorriso è tendenzialmente un meccanismo fisiologico e pertanto naturale. Tutto ciò che non è artificiale è da ripudiare. Ciò che è naturale ci eguaglia alla condizione animale; ciò che è troppo umano è antiestetico, il contrario del dandismo. Il dandy è per sua natura squisitamente artificiale, spontaneamente arte-fatto. Il sorriso, poi, come la risata, è una deformazione dell'espressione: se è sincero coinvolge anche gli occhi. Sorridere con gli occhi porta, a lungo andare, alla formazione di rughe, che uccidono la giovinezza. E la giovinezza, se meravigliosa, è "l'unica cosa che valga la pena di vivere". Infine, esso distrugge tutto quanto vi è di formale e raffinato: costituisce una nota dissonante a cui è difficile abbinare un bel vestito e, allo stesso modo, intacca la perfezione di un abito ben studiato, di tutto uno stile. Un dandy non sa ridere e altrettanto non dovrebbe sorridere naturalmente: disturberebbe la sua affettata atarassia.
"Il dandismo è un'istituzione vaga, bizzarra, perché Cesare, Catilina, Alcibiade ce ne forniscono degli splendidi tipi; universale, giacché Chateaubriand l'ha trovata nelle foreste e sulle rive dei laghi del Nuovo Mondo (...). Non è, come molte persone vogliono credere, un diletto eccessivo della toilette e dell'eleganza materiale. Queste cose non sono per il perfetto dandy che un simbolo della superiorità aristocratica del suo spirito. Cos'è dunque questa istituzione non scritta che ha formato una casta così orgogliosa?
È prima di tutto il bisogno ardente di crearsi un'originalità (...).
È una specie di culto di se stesso (...).
È il piacere di meravigliare e la soddisfazione di non essere mai meravigliati (...). È l'ultimo raggio di eroismo nei periodi di decadenza"
da Charles Baudelaire, Pittore della vita moderna
Ultimamente va di moda il dandismo. Fino a non molto tempo fa se si scriveva la parola dandy su Google compariva poco più che un qualche damerino; ora, invece, siamo bombardati da pseudo-dandy (basti dare un'occhiatina ai gruppi su Netlog e ai vari sedicenti dandies forzaitalioti o leghisti o eccentrici o Lewis Carroll-patiti). Posso ben dire che più che altro va di moda uccidere il dandismo. Oggi il dandy è démodé.
Sul <<Venerdì>> di Repubblica n° 1094 del 6 marzo 2009 c'è un articolo interessante a proposito: leggetelo.
Solo una maniaca come me può entrare in un negozio di scarpe, provarsele e farsi le foto col cellulare (e non comprarle, naturalmente)...
Ma l'ho fatto per una giusta causa! Per valutare se comprarle o meno in base al loro indice di dandicità.
*Adesso che le osservo meglio però, mi sembrano più che altro scarpe da governante di fine Ottocento...*