: tutto questo sommovimento ormonale-estetico accompagnato da una certa entropia (posso usare questo termine a sproposito?) poetica, mi ha spinta a "rovistare" tra le mie vecchie poesie ed ho ritrovato questa, una delle poche che ho scritto per puro
e che avevo destinato alla pubblicazione su questo blog. Per poterla comprendere è necessario fare riferimento ad un post risalente al giorno stesso della sua composizione, in cui esplicavo il senso del
(il neologismo è anch'esso mia invenzione). Spero che questa poesucola vi piaccia o, per lo meno, non vi dispiaccia o, per lo meno, vi faccia sorridere come ho sorriso io mentre mi scervellavo in queste quartine e terzine di endecasillabi (ebbene sì: trattasi di un sonetto).
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Nel ceruleo ciel Febo si mostra
fulgido e i caldi eliotropi il capo
girano gai a far quasi una giostra
d'oro, a guisa d' inchino ad un satrapo.
Così vorrei essere quando vedo
un candido biancospino al disgelo,
farfalle veline - mai nulla fedo! -,
tremuli fiori rosati del melo,
mistiche lune gravide d'argento,
pulviscolo di stelle in entropia,
biondi efebici che corrono al vento;
sì, la bellezza che scoppia in gran copia!
Torcere il collo a ciò che bello sento
e definirmi dunque "callitropia".
EDIT del 4 gennaio 2009: Shunsui, giustamente, mi ha fatto notare che ci sono dei versi non endecasillabi, nonostante questo componimento abbia la pretesa di essere un sonetto. I versi in questione sono stati corretti, stavolta però non rispettando propriamente l'italiano, per non alterarne il significato. Originariamente erano: al v. 7 "farfalle veline - mai nulla di fedo! -,"; al v. 11 "biondi efebi che corrono al vento;"; al v. 13 "Torcere il collo a ciò che di bello sento"'. Di meglio non ho saputo fare: ulteriori consigli sono ben accetti . ^ ^